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Blog > 29 marzo 2019

IL DISEGNO DEL GUERCINO


L'investimento in un bene reale a confronto con l'inflazione, il fattore tempo e il tasso di interesse composto

Nella sezione Plus del quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore il sabato ospita una rubrica all'interno della quale i lettori chiedono agli esperti una valutazione su alcune opere d'arte oppure oggetti (ad esempio monete) in loro possesso.

Mi ha incuriosito la vicenda di sabato 23 febbraio 2019: un lettore chiede la valutazione di un disegno del Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino, pittore italiano del '600) che suo papà avrebbe comperato nel 1968 per 5 milioni di lire (disegno a gesso rosso, dimensioni 16,7 x 12,4 cm). L'esperto della Casa d'Aste risponde che il disegno ha una valutazione tra 4000 e 6000 euro.

Ad occhio e croce mi sembra che ci sia qualcosa che non quadra!

Cinque milioni di lire di cinquantuno anni fa erano un sacco di soldi e non giustificano la valutazione attuale. Per paragone, una supercar dell'epoca come la Lamborghini Miura uscì nel maggio 1966 al prezzo di 7 milioni e 700.000 lire.

Ma supponiamo che i numeri siano corretti. Cinque milioni di lire (2.582,28 euro) sono diventati nella migliore delle ipotesi 6.000 euro con un rendimento annuo composto dell'1,67%. Pochissimo, se consideriamo l'inflazione che c'è stata in Italia in questi 51 anni.

Il servizio «RIVALUTA» dell'ISTAT ci permette di conoscere come l'inflazione italiana ha "trasformato" il valore del denaro.

L'ISTAT ci dice che 2.582 € del 1968 corrispondono a 50.259 € di oggi. Il denaro ha perso valore in Italia per un coefficiente di 19,463 volte. Il Disegno del Guercino del lettore dovrebbe oggi valere circa 50.000 € solo per recuperare l'inflazione.

Pertanto o si tratta di un cattivo investimento oppure il lettore ricorda male il prezzo di acquisto (si consideri il confronto con la Lamborghini). Ritengo sia molto più plausibile che il disegno sia stato pagato 500.000 lire dell'epoca, cioè un decimo di quanto scritto nella rubrica.

In tal caso l'apprezzamento a 6.000 € rappresenterebbe un multiplo di 23,23 volte rispetto al valore del 1968 ed in questo caso potremmo dire che il disegno ha recuperato, anche se non di molto, l'inflazione (attenzione: il calcolo non tiene conto di eventuali costi accessori, ad esempio la custodia dell'opera o la sua assicurazione).

Riporto ora un altro esempio di rivalutazione di un bene reale, da confrontare sempre con il "costo del tempo" come nell'esempio precedente.

Un orologio di una prestigiosa marca svizzera è stato acquistato nel 1997 per 10 milioni di lire (5.164,57 €). Lo stesso orologio, ancora in produzione, costa nuovo quasi 20.000 €. Un apprezzamento di quasi quattro volte sembra importante: ma se consideriamo l'intero periodo di 22 anni, il tasso interno di rendimento composto è del 6,34%, un numero all'apparenza non così esagerato.

Però lo stesso orologio usato sul mercato vale circa 8.000 €, un valore ben più basso. E quindi i 5.164 € che diventano 8.000 € in 22 anni restituiscono un tasso di rendimento di appena il 2,01%. Se consideriamo l'inflazione, nello stesso periodo i 5.164 € sono diventati 7.384 € (1,64% annuo composto, per un coefficiente di rivalutazione di 1,43x). L'orologio ha perciò appena recuperato l'inflazione.

Però in questi 22 anni l'orologio ha avuto bisogno di manutenzione e di qualche cambio del cinturino in pelle. Se conteggiamo anche queste spese, probabilmente scopriamo che l'orologio non ha recuperato l'inflazione ed il suo valore corrente, detratte le spese, potrebbe addirittura essere inferiore al valore di acquisto.



Riassumendo, quando si parla di beni reali e della loro rivalutazione bisogna fare molta attenzione a considerare tutti i fattori che incidono sul calcolo:

il prezzo di acquisto
il valore corrente del bene
tutti i costi sostenuti nel tempo
il confronto del risultato con il costo del tempo, cioè l'inflazione verificatasi nello stesso arco temporale



Considerare l'inflazione


Nello scrivere questo articolo sono stato colpito dai coefficienti di rivalutazione per l'inflazione che emergono dai dati ISTAT.

Da gennaio 1968 a gennaio 2019 il coefficiente di rivalutazione è di 19,46 X (il caso del Disegno del Guercino). Da gennaio 1997 a gennaio 2019 il coefficiente di rivalutazione è di appena 1,43 X (il caso dell'Orologio). Se la matematica non è un'opinione, il coefficiente di rivalutazione tra gli anni 1968 e 1997 è di 13,61 X. In questo arco di 51 anni abbiamo il primo sotto-periodo di 29 anni (1968-1997) in cui il valore del denaro è calato di ben 13,61 X a causa della elevata inflazione (la media è stata del 9,41% !). Il secondo sotto-periodo di 22 anni ha visto il denaro perdere molto meno valore: "solo" di 1,43 X (inflazione media di 1,64%). Questo secondo sotto-periodo coincide con l'ingresso dell'Italia in Europa e, dal 2001, l'ingresso nell'euro. A tenere bassa l'inflazione ha contribuito anche la crisi economica iniziata nel 2008, crisi che per l'Italia, ahimè, non è stata ancora superata (il PIL è ancora ben al di sotto dei livelli pre-crisi, a differenza di altri paesi a noi vicini).

Questo esempio rappresenta bene uno dei benefici dell'ingresso nell'euro: una miglior tenuta del potere d'acquisto del denaro e, in definitiva, dei propri risparmi.




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