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Blog > 8 novembre 2021

LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE


Come integrare la pensione pubblica con una buona pianificazione della previdenza complementare.

Un recente studio ha calcolato che nel 2030 la pensione pubblica per un lavoratore dipendente sarà compresa tra il 55% ed il 65% dell'ultimo stipendio. Per i lavoratori autonomi sarà più bassa, tra il 35% ed il 45%. Una cosa è certa: si uscirà dal lavoro sempre più avanti con l'età e con una pensione sicuramente inadeguata a mantenere il tenore di vita.

Cosa fare allora per rimediare a questa situazione?

La regola numero uno è semplice e valida sempre: RISPARMIARE, cioè spendere meno di quanto si guadagna. Sembra una cosa ovvia, ma per molte persone non lo è affatto.

Per tutti coloro che riescono a risparmiare si apre la seconda questione: come investire in modo corretto queste risorse, farle fruttare per poter disporne in futuro ad integrazione di un assegno pensionistico che non sarà generoso?


 


La legge prevede alcune agevolazioni per chi decide di effettuare alcuni tipi di investimento con finalità pensionistiche, ad esempio in un Fondo Pensione Aperto (un altro investimento possibile sono i PIP - Piani Individuali Pensionistici - di solito costruiti sotto forma di Polizza Assicurativa: quasi sempre presentano dei costi di gestione molto più elevati dei Fondi Pensione Aperti e per questo sono inefficienti per l'investitore. Ci sono anche i Fondi Pensione Negoziali dedicati ai lavoratori di specifici settori):


La deducibilità dal reddito imponibile dei versamenti al fondo pensione fino ad un massimo di 5.164,57 euro annui e i versamenti possono essere fatti per sé oppure per un familiare a carico. Per i lavoratori con un reddito elevato il risparmio fiscale può essere cospicuo.

Una tassazione agevolata sugli utili degli investimenti in fase di accumulo (20% invece di 26%) e sull'erogazione della rendita oppure del capitale quando si giunge all'età pensionabile (si parte dal 15% che può scendere fino al 9%). Questa tassazione è molto più favorevole rispetto anche a quella del TFR e questo porta a riflettere se conviene versare il TFR in un fondo pensione piuttosto che lasciarlo in azienda.

Per il lavoratore che versa il TFR nel fondo pensione c'è la possibilità del contributo datoriale aggiuntivo.


 
A fronte di questi vantaggi la normativa prevede alcuni vincoli alla disponibilità di queste risorse. Si possono chiedere degli anticipi solo nei casi previsti dalla legge (ad esempio acquisto prima casa, spese sanitarie, disoccupazione).

L'importante è saper bilanciare bene i vantaggi ed i vincoli di queste forme di investimento. Un bravo Consulente Finanziario, meglio se Indipendente, vi aiuterà a pianificare nel modo più corretto la situazione reddituale e patrimoniale e vi guiderà nella scelta dei prodotti e delle strategie più efficienti.
 
 

A proposito di efficienza e di lungo periodo
 
Gli investimenti pensionistici hanno orizzonti temporali molto lunghi. Per gli investitori che cominciano a versare da giovani è consigliabile investire in prodotti con una buona percentuale di azionario in modo da avere rendimenti elevati nel lungo periodo.

Ipotizziamo di investire in un mercato azionario che nel lungo periodo renderà il 7% annuo. Ipotizziamo ora che il Consulente A vi consigli un prodotto con un costo annuo dello 0,80% e che il Consulente B vi consigli un prodotto con un costo annuo del 3%.

Per semplicità ipotizziamo di investire solo 1 euro oggi e non consideriamo le tasse. Come si comporta l'euro investito nello stesso mercato ma con costi diversi? Dopo 30 anni l'investimento con costo più basso ha raggiunto un valore quasi doppio rispetto all'investimento più costoso.

Indovinate in quali tasche è finita la metà del valore?


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